Edoardo Motta trascina la Lazio in finale di Coppa Italia dopo l’esplosione alla Reggiana. Il talento italiano esiste, e la Serie B è un laboratorio d’oro

Il talento italiano esiste, basta saper guardare
Uno dei temi più discussi in Italia, soprattutto dopo l’ennesimo passo falso della nazionale maggiore nelle qualificazioni Mondiali, è l’assenza di talento nei principali campionati. Si tratta di un’accusa che però può essere avanzata solo da chi non espande il proprio raggio d’azione o di attenzione. Spesso, infatti, basterebbe uscire da determinati standard ed espandere la propria analisi anche al campionato di Serie B per capire come in realtà il talento sia presente, ma necessiti solo di essere riconosciuto e valorizzato con coraggio.
A conferma di questa tesi c’è la storia recente di Edoardo Motta, l’eroe che ha deciso da solo la semifinale di Coppa Italia. Il giovane portiere, classe 2005, ha regalato alla Lazio una finale storica in una delle stagioni più difficili degli ultimi anni, dimostrando che la qualità non ha carta d’identità.
La scalata di Motta: da Reggio Emilia alla Capitale
Il nativo di Biella ha vissuto una crescita fulminea. Nella passata stagione ha ricoperto il ruolo di secondo a Bardi alla Reggiana, ma nell’annata in corso ha ricevuto la piena fiducia del club granata, raccogliendo con personalità l’eredità del collega. Questa fiducia ha pagato il club e ha mostrato a tutta l’Italia un ragazzo che tra i pali palesa sicurezza e tranquillità tipiche dei grandi numeri uno, attirando inevitabilmente le attenzioni dei grandi club.
Le sue prestazioni, sempre di alto livello, non sono passate inosservate alla Lazio che, per sostituire Mandas, ha deciso di puntare proprio su di lui durante il mercato invernale. Come per uno strano scherzo del destino, arrivato nella Capitale il 27 gennaio, Motta si è trovato a dover fare subito il titolare a causa del contemporaneo infortunio di Provedel, passando in pochi giorni dalla lotta in cadetteria alle pressioni della Serie A.
L’eroe di Bergamo e la lezione della Serie B
Dopo le notevoli prestazioni che lo stanno caratterizzando anche nella massima serie, il culmine è arrivato nella notte di Bergamo contro l’Atalanta. I quattro rigori parati nella sequenza finale non sono solo un dato statistico impressionante, ma la prova di una forza mentale fuori dal comune. Motta ha gestito l’area con autorità e ha mostrato riflessi felini, neutralizzando quasi ogni tentativo degli avversari dal dischetto.
Davanti a una simile esplosione, ci si chiede se Maurizio Sarri riuscirà a rilegarlo al ruolo di secondo portiere una volta terminata l’emergenza. Al momento non è dato saperlo, ma quel che è certo è che la Serie B continua a essere un laboratorio che sforna talenti con una frequenza estremamente rilevante. Il calcio italiano dovrebbe finalmente rendersene conto: il futuro, spesso, è già in casa e aspetta solo una maglia da titolare per brillare.