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Sampdoria, spunta il modello Real: azionariato diffuso

Sampdoria, spunta il modello Real: azionariato diffuso

Il finanziere genovese Andrea Suriano prepara un’offerta per rilevare la Sampdoria. Il piano prevede un azionariato popolare diviso in quattro fasce.

Sampdoria
TIFOSI SAMPDORIA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il Doria ai Doriani, un progetto rivoluzionario per la Sampdoria

Il futuro societario della Sampdoria potrebbe essere presto scosso da un’iniziativa finanziaria romantica e senza precedenti nel calcio italiano recente. Il club blucerchiato si appresta a ricevere una proposta formale di acquisizione strutturata attorno a un modello di gestione partecipativa. L’anima di questa operazione risponde al nome di Andrea Suriano, manager genovese di nascita ma da anni emigrato all’estero per motivi professionali, oggi Managing Partner e General Counsel del colosso lussemburghese Optimum Asset Management, fondo che vanta una gestione di oltre 1,5 miliardi di euro in affari internazionali.

Suriano, rientrato temporaneamente sotto la Lanterna in questi giorni, sta ultimando i dettagli di un piano industriale ribattezzato simbolicamente “Il Doria ai Doriani”. L’ambizioso obiettivo strategico è quello di ricalcare il modello gestionale azionario di club leggendari e vincenti come il Bayern Monaco, il Real Madrid e il Barcellona, dove la comunità dei tifosi mantiene una centralità assoluta nella proprietà della squadra.

Le quattro fasce del piano, dalle quote popolari ai fondi

La proposta economica e strutturale pensata da Suriano non si basa sul classico mecenatismo di un unico proprietario, ma prevede il sostegno iniziale di una solida cordata di imprenditori per poi aprire, in un secondo momento, le porte alla tifoseria. Come svelato nei dettagli dall’edizione odierna del quotidiano Il Secolo XIX, l’architettura finanziaria dell’azionariato diffuso è stata sapientemente suddivisa in quattro distinte fasce di investimento per intercettare diverse disponibilità economiche.

La prima fascia, battezzata “supporters”, rappresenta la base prettamente popolare dell’iniziativa e prevede micro-quote d’ingresso da 100 euro che non conferiscono lo status di azionista formale, ma permettono di partecipare al fondo con un obiettivo stimato su un bacino potenziale di 5.000 sostenitori per raccogliere i primi 500mila euro. La seconda fascia, chiamata “small-size”, costituirebbe il vero nucleo portante dell’azionariato diffuso, dove l’investimento minimo richiesto sale a 500 euro, garantendo il diritto a una quota societaria per ogni frazione investita a fronte di un target calcolato tra i 10.000 e i 15.000 tifosi.

La terza fascia è quella dei “corner investors”, dedicata al tessuto imprenditoriale locale e nazionale, e mira a coinvolgere un gruppo ristretto composto da 5 a 10 soggetti economici di alto profilo capaci di garantire una solida base finanziaria iniziale da circa 10 milioni di euro. Infine, la quarta fascia è considerata un’opzione integrativa e flessibile dello schema, riservata agli “istituzionali” come grandi fondi di investimento o soggetti attivi nella finanza internazionale, utili a garantire ulteriore liquidità per le sessioni di mercato.

Chiamatelo il Messere. Romanista figlio di un laziale, appassionato di calcio e wrestling, tanto da vantare una presenza a WrestleMania. Poi è anche laureato in lingue per le organizzazioni e i servizi turistici, ma niente di serio. Per concludere, ho conseguito il master in giornalismo sportivo da RCS Academy (da Cairo, per intenderci)

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