Giovanni Stroppa commenta la promozione in Serie A del Venezia, tra il rapporto con Antonelli, l’orgoglio per il gioco espresso e i dubbi sul futuro in panchina

La cavalcata del Venezia: il trionfo dell’identità di gioco
Per Giovanni Stroppa, la promozione ottenuta con il Venezia rappresenta il coronamento di un percorso esaltante e dominato dal punto di vista del gioco. Il tecnico ha sottolineato con orgoglio come la squadra sia stata in vetta sin da gennaio, dimostrando una superiorità tecnica e mentale costante. “Il gioco è sempre lo stesso, è la mia identità”, ha dichiarato Stroppa, ricordando come le sue squadre, dal Foggia alla Cremonese, fino al Monza, abbiano sempre cercato di imporre il proprio calcio. Per l’allenatore, il segreto del successo risiede nella coerenza e nella capacità di “morire nella metà campo avversaria”, privilegiando sempre la proposta offensiva.
Il legame con Antonelli e la gestione del gruppo
Dietro il successo del Venezia c’è un’intesa profonda tra l’allenatore e il direttore generale Pippo Antonelli. Stroppa lo definisce il dirigente perfetto, capace di trasmettere serenità e di eliminare le tensioni, permettendo al gruppo di lavorare a ritmi altissimi. Fondamentale è stata anche la gestione delle scorie post-retrocessione: il tecnico ha lodato la società per aver saputo resettare l’ambiente, mantenendo solo i giocatori realmente motivati. Il parallelo con il tennista Sinner spiega la tenuta mentale della squadra: la pressione esercitata da rivali come Monza e Frosinone è stata lo stimolo necessario per mantenere alta la concentrazione fino all’ultima giornata.
Futuro e Serie A: tra rinnovo e il nuovo stadio
Nonostante il rinnovo automatico scattato con la promozione, il futuro di Stroppa sulla panchina dei lagunari non è ancora blindato. Il tecnico ha gelato parzialmente gli entusiasmi spiegando che la permanenza dipenderà dalla solidità del progetto sportivo. “La Serie A è un altro sport, non gioco per salvarmi”. Sebbene affascinato dalla solidità societaria e dal progetto del nuovo stadio, definito “impressionante”, l’allenatore chiede garanzie tecniche per affrontare la massima serie. L’obiettivo resta quello di valorizzare talenti come Stankovic e Doumbia, ma solo all’interno di una struttura pronta a costruire qualcosa di importante.